Quando si decide di costruire, ristrutturare o ripensare uno spazio, spesso si parte da una raccolta di idee ancora poco definita. Ci sono esigenze concrete, immagini salvate, materiali che piacciono, ambienti che non funzionano più come dovrebbero e, talvolta, soltanto la sensazione che qualcosa debba cambiare. Il compito dell’architetto non consiste semplicemente nel trasformare queste indicazioni in un disegno. La parte più importante del lavoro inizia prima: comprendere cosa si nasconde dietro una richiesta, interpretare il modo in cui una persona vive gli spazi e costruire un quadro progettuale capace di mettere insieme desideri, funzioni, vincoli e possibilità reali. È in questa fase che, per noi di IDAA Architetti, prende forma un approccio realmente sartoriale: non partire da una soluzione già pronta, ma costruire progressivamente il progetto intorno a chi dovrà viverlo.
Perché il primo incontro con l’architetto è già parte del progetto
Il primo incontro con un architetto non serve soltanto a raccontare che cosa si vorrebbe realizzare ma è il momento nel quale una serie di informazioni apparentemente separate inizia a diventare un sistema. Una richiesta come “vorrei una zona giorno più grande”, ad esempio, può nascondere necessità molto differenti. Potrebbe significare avere più spazio per ricevere amici, creare una relazione più diretta tra cucina e soggiorno, aumentare la luce naturale oppure semplicemente eliminare una distribuzione che non corrisponde più alle abitudini della famiglia. Comprendere il motivo che sta dietro a una richiesta permette di evitare una progettazione superficiale.
Per IDAA, l’individuazione delle esigenze specifiche del cliente rappresenta infatti il punto di partenza del progetto. Lo studio descrive il rapporto iniziale come un percorso di conoscenza nel quale abitudini, ritmi di vita, emozioni e sensazioni vengono progressivamente tradotti in spazio, materiali, luce e scelte progettuali. Il primo incontro è quindi già progettazione, anche se ancora non esiste una planimetria definitiva.
Dal desiderio al brief progettuale
Nel linguaggio dell’architettura, il brief progettuale è l’insieme delle informazioni che consente di definire esigenze, obiettivi e priorità di un intervento. Non deve necessariamente essere un documento tecnico preparato dal cliente. Una persona può presentarsi con una planimetria, alcune fotografie e una serie di idee oppure può non avere ancora chiaro quale sia la soluzione migliore. È proprio il confronto con il progettista a trasformare queste informazioni in un quadro più preciso.
Il brief permette di rispondere progressivamente ad alcune domande fondamentali: chi utilizzerà lo spazio? In quali momenti della giornata? Quali ambienti hanno maggiore importanza? Cosa non funziona nella situazione attuale? Cosa deve essere conservato? Quali esigenze potrebbero cambiare nel tempo?
A queste si aggiungono naturalmente gli aspetti concreti del progetto: caratteristiche dell’immobile, vincoli esistenti, disponibilità economica, tempi e fattibilità tecnica. Un buon brief non descrive quindi semplicemente come dovrebbe apparire uno spazio, ma soprattutto come dovrebbe funzionare e come dovrebbe essere vissuto.
Cosa raccontare all’architetto nel primo incontro
Non è necessario arrivare al primo incontro avendo già deciso tutto, anzi, presentarsi con una soluzione completamente definita può talvolta limitare la possibilità di esplorare alternative migliori.
È più utile raccontare le proprie necessità con precisione. Se si sta pensando alla ristrutturazione di una casa, ad esempio, sono preziose informazioni apparentemente quotidiane: quante persone utilizzeranno gli ambienti, quanto tempo viene trascorso in casa, se si lavora da remoto, se si cucina frequentemente, se si ricevono ospiti, quali spazi risultano insufficienti e quali invece vengono utilizzati poco.
Anche immagini, fotografie e riferimenti possono essere utili, purché non vengano considerati come un catalogo di soluzioni da copiare.
Servono piuttosto a comprendere atmosfere, materiali, proporzioni e linguaggi verso i quali il cliente sente una maggiore affinità.
Nella filosofia progettuale di IDAA questo momento di ascolto assume un ruolo particolarmente importante: il nostro scopo è quello di trovare il perfetto equilibrio tra aspettative di chi si affida a noi e sensibilità progettuale, senza imporre a priori un proprio stile.
Non soltanto cosa piace: capire come si vive lo spazio
Un progetto realmente personalizzato non può essere costruito soltanto sulla base di preferenze estetiche.
Dire di preferire uno stile contemporaneo, un determinato colore o un materiale rappresenta soltanto una parte delle informazioni necessarie. L’architettura riguarda soprattutto relazioni.
La relazione tra cucina e zona pranzo, tra ingresso e soggiorno, tra spazi condivisi e luoghi privati, tra luce naturale e attività svolte nelle diverse ore della giornata.
Due clienti possono apprezzare le stesse immagini e aver bisogno di case completamente diverse. Per questo l’ascolto deve arrivare alle abitudini. Comprendere come viene utilizzato uno spazio consente di progettare non soltanto ciò che appare gradevole in una fotografia, ma ciò che continuerà a funzionare nella quotidianità.
È un principio che emerge anche nei progetti realizzati da IDAA. In Casa SMS, ad esempio, la ridefinizione della zona giorno nasce dall’esigenza di reinterpretare gli ambienti in relazione alle aspettative della committenza, utilizzando una parete vetrata per separare funzionalmente gli spazi senza interromperne la continuità visiva. Il progetto nasce quindi da una necessità e la soluzione architettonica diventa la sua traduzione.
Dal brief al concept: quando le informazioni diventano progetto
Una volta raccolte e ordinate le esigenze, inizia una fase differente. Nella seconda fase lo scopo è quello di trasformare il quadro emerso dal confronto con il cliente in una proposta coerente.
È il passaggio dal brief al concept.
Le informazioni raccolte non vengono semplicemente sommate ma devono essere interpretate, messe in relazione e, quando necessario, gerarchizzate.
Alcune richieste possono infatti entrare in conflitto tra loro. Si può desiderare un grande open space e allo stesso tempo avere bisogno di isolamento acustico. Si può voler aumentare la superficie destinata alla zona giorno senza ridurre eccessivamente quella delle camere. Si può desiderare una soluzione particolarmente scenografica che deve però confrontarsi con struttura, impianti o caratteristiche dell’edificio. Il progetto nasce proprio dalla capacità di trovare un equilibrio tra esigenze differenti.
La soluzione più interessante non è necessariamente quella che soddisfa letteralmente ogni richiesta iniziale, ma quella che riesce a interpretarne il significato complessivo.
Un progetto su misura non significa aggiungere, ma scegliere
Quando si parla di progettazione personalizzata si tende talvolta ad associarla a un aumento della complessità. In realtà un approccio sartoriale può portare alla conclusione opposta. Progettare su misura significa capire cosa è realmente necessario. Può significare eliminare una parete, ma anche decidere di conservarla. Disegnare un elemento completamente nuovo oppure valorizzare qualcosa che già appartiene all’edificio.
La semplicità può essere il risultato di un lavoro progettuale molto approfondito.
Semplicità ed equilibrio sono tra i principi del nostro modo di progettare: il progetto deve conciliare aspettative del cliente, sensibilità architettonica e competenza rispetto ai diversi aspetti che concorrono alla realizzazione. La personalizzazione non coincide quindi con l’accumulo di soluzioni speciali, ma con la precisione delle decisioni.
Materiali, luce e dettagli possono essere il punto di arrivo, non di partenza
Materiali, colori, illuminazione e arredi hanno un ruolo fondamentale nella definizione dell’identità di un ambiente, ma acquistano significato soprattutto quando sono inseriti all’interno di un progetto coerente.
Scegliere una superficie, una lampada o un elemento d’arredo senza aver prima definito le relazioni spaziali significa partire dalla fine.
Prima occorre capire il progetto e solo successivamente materiali e luce possono diventare strumenti capaci di rafforzarlo.
Un arredo personalizzato ha valore quando risolve una necessità, interpreta una geometria o completa un rapporto tra gli ambienti non semplicemente perché è stato realizzato appositamente.
Il progetto deve confrontarsi con ciò che esiste davvero
Tra l’idea e la sua realizzazione esiste sempre una dimensione concreta. Struttura dell’edificio, impianti, normative, caratteristiche storiche, possibilità costruttive e condizioni del contesto possono modificare il percorso progettuale e in alcuni casi diventano addirittura il punto dal quale nasce la soluzione.
Casa Ulivo, progetto realizzato da IDAA nel centro storico di Torino, rappresenta bene questo rapporto. L’intervento ha dovuto conciliare esigenze funzionali, tecniche e impiantistiche contemporanee con la salvaguardia degli elementi storici di un immobile settecentesco. Il progetto non poteva quindi essere pensato ignorando l’edificio esistente.
La qualità della soluzione nasce proprio dal confronto tra ciò che il cliente desidera e ciò che lo spazio permette, suggerisce o richiede.
Il metodo IDAA: prima comprendere, poi progettare
IDAA è uno studio di architettura e interior design nato a Torino nel 2008. Ogni nostro lavoro pare da fondamenta solide: ascolto, empatia, equilibrio, personalizzazione e capacità di coordinare le diverse competenze necessarie alla realizzazione.
L’approccio sartoriale nasce da qui. Non dall’idea di realizzare necessariamente qualcosa di appariscente o irripetibile, ma dalla volontà di evitare una risposta standard a esigenze che standard non sono.
Trasformare un’idea in realtà significa prima comprenderla, verificarla e darle una struttura.
Il progetto comincia quindi molto prima del primo disegno.
Comincia dalle domande giuste.
E dalla capacità di ascoltare le risposte.
Se stai pensando a una nuova casa, a una ristrutturazione o alla trasformazione di uno spazio esistente, puoi raccontare il tuo progetto a IDAA Architetti e iniziare a definirne insieme esigenze, possibilità e direzione.